A volte la vedo ancora passare
Quando mi fermo davanti a quel mare
Ossa di legno mangiate dal sale
Vele bruciate dal tempo e dal sole
Dondola come una culla in un fiume
Scricchiola come una forca una fune
E quelle vele in mezzo alle dune
Sembrano stomaci gonfi di fame
E non ci sono vampiri spietati
Né cambusieri né pirati
Ma un capitano insieme a dei topi
Un pifferaio e i suoi figli devoti
Spettri sospetti tenuti lontani
Spettri che allungano le stesse mani
Un tempo pendevano appese alle grate
Ora mi chiamano
Fanno la fila per un po’ di pane
Un po’ di briciole quel che rimane
Seduti stipati tra i commensali
Mai rassegnati alla fine del mondo
Battono i pugni sul tavolo
Gridano cantano infine pretendono pure
Che il cameriere continui a portare
Quel che il destino ha già fatto sparire
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Giuseppe Righini-voce
Marco Mantovani-pianoforte
Atto Alessi-contrabbasso
Diego Sapignoli-batteria
Massimo Marches-chitarra elettrica e classica
Andrea Chimenti-voce
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